giovedì 20 marzo 2008
domenica 3 febbraio 2008
Neroogle
NEROGLE INVECE KE GOOGLE!! è LA STESSA COSA!
SE GOOGLE AVESSE UNO SCHERMO NERO, VISTA LA GRANDE QUANTITA' DI PERSONE CHE LO USANO, SI CALCOLA CHE SI RISPARMIEREBBERO CIRCA750 MEGAWATT/ORA. COME RISPOSTA A QUESTO, GOOGLE HA CREATO UNA VERSIONE IN NERO,CHIAMATA BLACKLE (Neroogle), CON ESATTAMENTE LE STESSE FUNZIONI DI QUELLA IN BIANCO MA CON UN CONSUMO DI ENERGIA MINORE... FALLO SAPERE E USALO, OGNI PICCOLA COSA CONTA. Ecco la versione italiana di google con schermo nero, con risparmio energetico, provare per credere!!! http://www.neroogle.it
SE GOOGLE AVESSE UNO SCHERMO NERO, VISTA LA GRANDE QUANTITA' DI PERSONE CHE LO USANO, SI CALCOLA CHE SI RISPARMIEREBBERO CIRCA750 MEGAWATT/ORA. COME RISPOSTA A QUESTO, GOOGLE HA CREATO UNA VERSIONE IN NERO,CHIAMATA BLACKLE (Neroogle), CON ESATTAMENTE LE STESSE FUNZIONI DI QUELLA IN BIANCO MA CON UN CONSUMO DI ENERGIA MINORE... FALLO SAPERE E USALO, OGNI PICCOLA COSA CONTA. Ecco la versione italiana di google con schermo nero, con risparmio energetico, provare per credere!!! http://www.neroogle.it
giovedì 31 gennaio 2008
Mostra al Faber di Macerata
Non è da perdere! L'artista è Alessandro Ruggieri. Il suo stile può sembrare a prima vista infantile con scarsa tecnicità. Quello che ci vuole trasmettere però è una dura immagine della nostra società. Significativa è la presenza di questa espressione artistica a Macerata, città conformista e legata a schemi del passato. I mezzi che Ruggieri usa sono delle provocazioni: si va dal pulp sanguinolento al gioco semantico, il risultato può essere definito un trash-intelligente.
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Glocal
mercoledì 14 novembre 2007
Dalla Cina
Le immagini che seguono sono estremamente dure, però riteniamo doveroso mostrarle, perché fatti così gravi non devono passare inosservati. Il mondo deve sapere, la gente deve essere
informata di quanto accade in Cina, di come possa disumanamente divenire normalità il isprezzo per la vita.

Una bimba appena nata giace morta sotto il bordo del marciapiedi, nella totale indifferenza di coloro che passano.
La piccina è solo un'altra vittima della politica crudele del governo cinese che pone il limite massimo di un solo figlio nelle città (due nelle zone rurali), con aborto obbligatorio.
Nel corso della giornata, la gente passa ignorando il bebè.
Automobili e biciclette passano schizzando fango sul cadaverino.
Di quelli che passano, solo pochi
prestano attenzione.
La neonata fa parte delle oltre 1000 bambine abbandonate appena nate ogni anno, in
conseguenza della politica del governo cinese.
L'unica persona che ha cercato di aiutare questa bambina ha dichiarato:
"Credo che stesse già per morire, tuttavia era ancora calda e perdeva sangue dalle narici".
Questa signora ha chiamato l'Emergenza però non è arrivato nessuno.
"Il bebè stava vicino agli uffici fiscali del governo e molte persone passavano ma nessuno
faceva nulla... Ho scattato queste foto perché era una cosa terribile..."
"I poliziotti, quando sono arrivati, sembravano preoccuparsi più per le mie foto che non per la
piccina..."
In Cina, molti ritengono che le bambine siano spazzatura.
Il governo della Cina, il paese più popoloso del mondo con 1,3 miliardi di persone, ha imposto la sua politica di restrizione della natalità nel 1979.
I metodi usati però causano orrore e sofferenza: i cittadini, per il terrore di essere scoperti dal
governo, uccidono o abbandonano i propri neonati.
Ufficialmente, il governo condanna l'uso della forza e della crudeltà per controllare le nascite;
però, nella pratica quotidiana, gli incaricati del controllo subiscono tali pressioni allo scopo di
limitare la natalità, che formano dei veri e propri "squadroni dell'aborto". Questi squadroni
catturano le donne "illegalmente incinte" e le tengono in carcere finché non si rassegnano a
sottoporsi all'aborto.
In caso contrario, i figli "nati illegalmente" non hanno diritto alle cure mediche, all'istruzione, né
ad alcuna altra assistenza sociale. Molti padri vendono i propri "figli illegali" ad altre coppie,
per evitare il castigo del governo cinese.
Essendo di gran lunga preferito il figlio maschio, le bambine rappresentano le principali vittime
della limitazione delle nascite.
Normalmente le ragazze continuano a vivere con la famiglia dopo del matrimonio e ciò le rende un vero e proprio peso.
Nelle regioni rurali si permette un secondo figlio, ma se anche il secondo è una femmina, la cosa
rappresenta un disastro per la famiglia.
Secondo i dati delle statistiche ufficiali, il 97,5% degli aborti è rappresentato da feti femminili. Il risultato è un forte squilibrio di proporzioni fra popolazione maschile e femminile. Milioni di
uomini non possono sposarsi, da ciò consegue il traffico di donne.
L'aborto selezionato per sesso sarebbe proibito dalla legge, però è prassi comune corrompere gli
addetti per ottenere un'ecografia dalla quale conoscere il sesso del nascituro.
Le bambine che sopravvivono finiscono in precari orfanotrofi.
Il governo cinese insiste con la sua politica di limitare le nascite e ignora il problema della
discriminazione contro le bambine.
Alla fine, un uomo raccolse il corpo della bambina, lo mise in una scatola e lo gettò nel
bidone della spazzatura
mercoledì 7 novembre 2007
Fermate questo pseudo-artista




Guillermo Habacuc Vargas ha organizzato una mostra espondendo cio' che di migliore il suo genio potesse partorire: UN CANE LEGATO AD UNA CORDA,DESTINATO A PERIRE DI FAME DINANZI AI CURIOSI OSSERVATORI, ESPERTI DI PSEUDO-ARTE.
L'Idea geniale, brillante, rivoluzionaria è stata addirittura premiata con un invito all'artista in questione a partecipare alla Biennale Centroamericana del 2008 come rappresentante del suo paese.
BOICOTTA LA PRESENZA DI GULLIERMO HABACUC ALL'EVENTO, CONTRO LA DISUMANITA' CHE SI SPACCIA PER ARTE. L'ARTE NECESSITA DI STRUMENTI MIGLIORI
www.petitiononline.com/13031953/
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Otherworld
martedì 30 ottobre 2007
Traduzione dell'articolo del Times Online sulla norma anti-blogger
Un assalto geriatrico ai blogger italiani
I leader Italiani capiscono a malapena un word processor, figuriamoci il web. Ora stanno andando contro i blogger del paese.
Bernhard Warner
Per gli standard del G8, l'Italia è un paese strano. In parole povere, si tratta di una nazione di legislatori ottuagenari, eletti da pensionati 70enni. Tutti gli altri non contano.[...]
Recentemente, i legislatori italiani hanno preso di mira ancora una volta la vita moderna, introducendo una legge incredibilmente ampia che richiederebbe effettivamente a tutti i blogger, e anche agli utenti delle reti sociali, di iscriversi a un registro statale.
Anche un innocuo blog della squadra di calcio del cuore o un adolescente che si lamentasse sulle iniquita' della vita, sarebbe soggetto a vigilanza del governo, e anche a tassazione - persino se non è un sito commerciale.
Fuori dall'Italia, la legislazione ha generato critiche (sniggers) da osservatori poco solidali. Boingboing acutamente segnala che l'Italia propone un "Ministero del Blogging." Out-law.com, in modo piu' diretto, dice che la misura è una "legge contro i blog".
Capisco la mancanza di allarme nei loro tono. Ci siamo trovati su questo percorso innumerevoli volte. Funzionari governativi in panico, sia che si tratti di Harare, Pechino o di Roma (sì, questa è la seconda volta che esso è stata proposta in questa sede), propone una nuovissima museruola per internet, e i cittadini di internet intelligenti, semplicemente cercano di aggirarla. Anche agitati adolescenti probabilmente conoscono un metodo infallibile per mascherare il proprio indirizzo IP. E del resto, si potrebbefacilmente sostenere che un blog su Blogger o Typepad è ospitato su un server al di fuori del bel paese, rendendo questa una stupida legge praticamente inapplicabile.
E, infine, questa è l'Italia, un luogo dove sia idraulici che capitani d'industria sono evasori fiscali seriali. Non affaticarti, amico. Godetevi il sole, il vino rosso e le tagliatelle.
Forse è a causa di tutti questi ovvi punti che il progetto di legge è già in corso di revisione. Se venisse ratificato - e al momento sembra spaventosamente probabile - il Ministero delle Comunicazioni potrebbe decidere chi deve iscriversi al registro statale.
Questo non e' affatto confortante. L'intento di questo progetto di legge, così come è stato scritto quando è passato dal Consiglio dei ministri, sarebbe stato un bavaglio ai blogger che, per coloro che sono al potere, hanno raggiunto recentemente una forza particolarmente problematico.[...]
Grillo ritiene che la legge sia rivolta a lui. Che lo sia o meno non importa. L'impatto della legge trasformerebbe in Italia a tutti i blogger in potenziali fuorilegge. Mi rendo conto che questo potrebbe essere un grande risultato per i loro traffici ("great result for their traffic") ma sarebbe un inferno per le aspirazioni di business delle nuove aziende web italiane, per non parlare di qualsiasi società di tecnologia che vuole vendere in Italia il suo software di pubblicazione di blog, o aprire qui una rete sociale. Oltre a eliminare possibili posti di lavoro nelle tecnologie, il soffocamento della libertà di espressione può anche avere un effetto drammatico su tutte le forme di libera espressione, le arti e le borse di studio.[...]
E così mi appello al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista stesso, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo testo di legge sbagliato. Zittire i giovani di questo paese è davvero la soluzione migliore per affrontare qualche ruota che cigola ?
Mi pare eccessivamente enfatico su alcuni passaggi (ad esempio il fatto che ci vorrebbero 6 mesi per iscriversi a un registro), sul fatto che la norma sia anti-Grillo, ecc.[...]
Poco importa pero' se ci sono imprecisioni o meno, se viene corretto o meno. resta il gravissimo danno fatto all'immagine tecnologica dell'Italia. Anche se fosse tutto sbagliato, la cautela istituzionale dovrebbe portare ad assicurarsi di non dare adito a qualunque pretesto.
Basterebbe ascoltare qualche giovane, che pero' vorrebbe dire ammettere che esistono e che sono importanti.
I leader Italiani capiscono a malapena un word processor, figuriamoci il web. Ora stanno andando contro i blogger del paese.
Bernhard Warner
Per gli standard del G8, l'Italia è un paese strano. In parole povere, si tratta di una nazione di legislatori ottuagenari, eletti da pensionati 70enni. Tutti gli altri non contano.[...]
Recentemente, i legislatori italiani hanno preso di mira ancora una volta la vita moderna, introducendo una legge incredibilmente ampia che richiederebbe effettivamente a tutti i blogger, e anche agli utenti delle reti sociali, di iscriversi a un registro statale.
Anche un innocuo blog della squadra di calcio del cuore o un adolescente che si lamentasse sulle iniquita' della vita, sarebbe soggetto a vigilanza del governo, e anche a tassazione - persino se non è un sito commerciale.
Fuori dall'Italia, la legislazione ha generato critiche (sniggers) da osservatori poco solidali. Boingboing acutamente segnala che l'Italia propone un "Ministero del Blogging." Out-law.com, in modo piu' diretto, dice che la misura è una "legge contro i blog".
Capisco la mancanza di allarme nei loro tono. Ci siamo trovati su questo percorso innumerevoli volte. Funzionari governativi in panico, sia che si tratti di Harare, Pechino o di Roma (sì, questa è la seconda volta che esso è stata proposta in questa sede), propone una nuovissima museruola per internet, e i cittadini di internet intelligenti, semplicemente cercano di aggirarla. Anche agitati adolescenti probabilmente conoscono un metodo infallibile per mascherare il proprio indirizzo IP. E del resto, si potrebbefacilmente sostenere che un blog su Blogger o Typepad è ospitato su un server al di fuori del bel paese, rendendo questa una stupida legge praticamente inapplicabile.
E, infine, questa è l'Italia, un luogo dove sia idraulici che capitani d'industria sono evasori fiscali seriali. Non affaticarti, amico. Godetevi il sole, il vino rosso e le tagliatelle.
Forse è a causa di tutti questi ovvi punti che il progetto di legge è già in corso di revisione. Se venisse ratificato - e al momento sembra spaventosamente probabile - il Ministero delle Comunicazioni potrebbe decidere chi deve iscriversi al registro statale.
Questo non e' affatto confortante. L'intento di questo progetto di legge, così come è stato scritto quando è passato dal Consiglio dei ministri, sarebbe stato un bavaglio ai blogger che, per coloro che sono al potere, hanno raggiunto recentemente una forza particolarmente problematico.[...]
Grillo ritiene che la legge sia rivolta a lui. Che lo sia o meno non importa. L'impatto della legge trasformerebbe in Italia a tutti i blogger in potenziali fuorilegge. Mi rendo conto che questo potrebbe essere un grande risultato per i loro traffici ("great result for their traffic") ma sarebbe un inferno per le aspirazioni di business delle nuove aziende web italiane, per non parlare di qualsiasi società di tecnologia che vuole vendere in Italia il suo software di pubblicazione di blog, o aprire qui una rete sociale. Oltre a eliminare possibili posti di lavoro nelle tecnologie, il soffocamento della libertà di espressione può anche avere un effetto drammatico su tutte le forme di libera espressione, le arti e le borse di studio.[...]
E così mi appello al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista stesso, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo testo di legge sbagliato. Zittire i giovani di questo paese è davvero la soluzione migliore per affrontare qualche ruota che cigola ?
Mi pare eccessivamente enfatico su alcuni passaggi (ad esempio il fatto che ci vorrebbero 6 mesi per iscriversi a un registro), sul fatto che la norma sia anti-Grillo, ecc.[...]
Poco importa pero' se ci sono imprecisioni o meno, se viene corretto o meno. resta il gravissimo danno fatto all'immagine tecnologica dell'Italia. Anche se fosse tutto sbagliato, la cautela istituzionale dovrebbe portare ad assicurarsi di non dare adito a qualunque pretesto.
Basterebbe ascoltare qualche giovane, che pero' vorrebbe dire ammettere che esistono e che sono importanti.
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venerdì 14 settembre 2007
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